Quando fotografi il cielo notturno con esposizioni lunghe, capita spesso di vedere le stelle trasformarsi in piccole linee luminose anziché punti fissi.
A prima vista sembra un errore tecnico o un movimento della fotocamera, ma in realtà è un fenomeno naturale: le stelle non si muovono nell’immagine perché vibra il treppiede, ma perché si muove la Terra.
Ogni stella che osserviamo nel cielo è apparentemente ferma, ma il nostro pianeta compie una rotazione completa in circa 24 ore. Questo significa che il cielo “scorre” sopra di noi a una velocità costante. Quando scatti una foto con un tempo molto breve, ad esempio 1/100 di secondo, questo movimento è impercettibile.
Ma quando l’otturatore rimane aperto per 10, 20 o 30 secondi, la rotazione terrestre diventa visibile e lascia una traccia sul sensore.
Più lunga è l’esposizione, più evidente sarà il movimento:
Un altro fattore è la lunghezza focale.
Più è lunga (ad esempio un 100 mm), più il movimento apparirà pronunciato, perché l’inquadratura è più “stretta” e amplifica ogni variazione del cielo.
Con focali corte, come un 14 o un 20 mm, puoi spingerti anche a 20 secondi prima che il movimento diventi evidente.
Per evitare questa scia e ottenere stelle puntiformi, molti fotografi utilizzano la cosiddetta “regola del 500”, che consiste nel dividere 500 per la lunghezza focale (rapportata al full frame).
Il risultato indica il tempo massimo di esposizione prima che il movimento della Terra diventi visibile.
In sintesi, le stelle non si muovono nella foto perché qualcosa è andato storto nel tuo setup, ma perché la macchina fotografica sta registrando il viaggio della Terra nello spazio.
Un fenomeno affascinante, che trasforma un limite della tecnica in una delle meraviglie della fotografia notturna.