L’acqua è uno degli elementi più affascinanti da fotografare.
In certe immagini appare morbida e vellutata, quasi come una nuvola che scorre tra le rocce, mentre in altre è cristallina e perfettamente definita.
La differenza non dipende dal luogo o dalla fotocamera, ma da una sola variabile fondamentale: il tempo di esposizione.
Il tempo di scatto, o tempo di esposizione, è l’intervallo in cui l’otturatore della fotocamera rimane aperto per far entrare la luce.
Se il tempo è molto breve — ad esempio 1/1000 di secondo — l’acqua viene “congelata”.
Ogni goccia, spruzzo o onda resta nitida, come se il tempo si fosse fermato.
È la tecnica usata per fotografare le onde che si infrangono o le cascate con dettagli precisi.
Quando invece il tempo di scatto si allunga — da 1 secondo fino a decine di secondi — la fotocamera cattura il movimento dell’acqua durante tutto quel tempo.
Le parti in movimento si fondono tra loro, creando l’effetto setoso o vellutato.
L’acqua non è ferma, ma il suo scorrere continuo viene registrato come una superficie fluida e luminosa.
Con tempi lunghi, anche un piccolo movimento della fotocamera può rovinare lo scatto.
Per questo è indispensabile usare un treppiede stabile.
Il treppiede permette di mantenere ferma la fotocamera durante tutta l’esposizione, evitando sfocature indesiderate e garantendo che solo l’acqua risulti in movimento.
Molti fotografi utilizzano anche un autoscatto o un telecomando, così da non muovere la macchina nemmeno premendo il pulsante.
Quando si fotografa di giorno, la luce è spesso troppo intensa per usare tempi lunghi.
In questi casi entra in gioco il filtro ND (Neutral Density).
Si tratta di un filtro scuro applicato davanti all’obiettivo che riduce la quantità di luce che entra nella fotocamera.
In questo modo è possibile prolungare l’esposizione anche in pieno giorno, ottenendo l’effetto setoso senza sovraesporre l’immagine.
I fotografi di paesaggio usano spesso filtri ND da 6, 8 o 10 stop per ottenere scie fluide in fiumi, mari o cascate.
L’effetto setoso non è solo una questione tecnica, ma anche estetica.
Un’acqua ferma e nitida comunica energia, forza e dettaglio.
Un’acqua morbida e fluida, invece, trasmette calma, silenzio e continuità.
Il fotografo sceglie il tempo di esposizione in base all’emozione che vuole evocare.
Nella fotografia paesaggistica, l’effetto setoso viene spesso associato alla serenità e all’armonia della natura, mentre in fotografia documentaristica si preferisce mostrare il movimento reale e tangibile.
Per comprendere davvero l’effetto, basta un piccolo esperimento.
Scegli una cascata o una fontana, imposta la fotocamera su treppiede e scatta la stessa scena con tempi diversi: 1/1000, 1/60, 1 secondo e 10 secondi.
Vedrai l’acqua trasformarsi: da dinamica e frastagliata a morbida e vellutata.
Questo semplice esercizio aiuta a capire quanto il tempo di esposizione sia il vero “pennello” del fotografo.